Edhel, la ragazza elfo tra fantasy e bullismo, interpretata dalla fondana Gaia Forte

photoPresentata nel concorso riservato alla giuria +6, Edhel è l’unica opera italiana in concorso in questa edizione del Giffoni Film Festival e primo lungometraggio del giovane regista Marco Renda. Prodotto da Vinians Production, il film dovrebbe arrivare nelle sale italiane entro la fine dell’anno anche se una distribuzione definitiva ancora non c’è. Edhel, in ogni modo, è uno sforzo non di poco conto e coraggioso da un punto di vista registico e produttivo, trattandosi di un film fantasy, un genere in Italia pochissimo frequentato e con risultati spesso poco convincenti. Renda cerca di parlare direttamente ai ragazzi, con una protagonista (la brava Gaia Forte) alle prese con i compagni bulli pronti a colpirla per quel cappuccio perenne che indossa che le permette di coprire una malformazione alle orecchie. Ma il disagio della ragazza non nasce solamente dal dover sopportare le violenze verbali dei compagni, quanto dal dolore mai abbastanza raccontato e affrontato derivante dalla morte improvvisa del padre a causa di un incidente a cavallo.

Da quel giorno Edhel si è chiusa in un silenzio pieno di rabbia a cui sua madre, per quanto premurosa e attenta (è interpretata da Roberta Mattei) non riesce ad accedere. L’unico a poter entrare nel mondo della ragazza è Silvano, un giovane bidello della scuola, anche lui fantasioso guerriero contro le ingiustizie sociali e appassionato di mitologie e mondi magici. Edhel diventa così nei racconti di Silvano, un elfo perfetto, un essere speciale in cui ogni forma di diversità diventa bellezza e una modalità per essere ed esprimersi. Sarà proprio Silvano a spingere Edhel a credere di più in se stessa e ad attraversare il bosco della crescita, che può fare paura, ma che va conosciuto.

Il film funziona, la storia scorre in maniera coerente e gli interpreti sono molto credibili. Certo niente di particolarmente nuovo, ma realizzare opere che parlino sinceramente ai ragazzi non è facile e in Italia il rischio di essere ad un passo dal finto e non credibile è sempre presente.

“Ero stanco di vedere solo film fantasy provenienti da altri paesi e allora ho iniziato in prima persona quest’avventura che mi ha portato via anni di lavoro”, dice il regista. Il merito di Edhel, che richiama alla nostra mente tanti film del Nord Europa, alcuni film americani (Un ponte per Terabithia, per citare uno fra i più amati dai ragazzi,) e il nostrano Il ragazzo invisibile, sta nel non preoccuparsi di essere necessariamente accomodante e conformista. Il tema del dolore, della perdita, del lutto, della diversità sono difficili da raccontare ma necessari, come ci ha insegnato il mondo incantato di Bettelheim.

 

 

CIne Città News

Updated: 21 luglio 2017 — 19:06

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