Vitruvio Vacca

Nel 424 (330 a.C.) riprese le armi Priverno spalleggiata da non pochi abitanti di Fondi. La rivolta fu capeggiata da un patrizio fondano di nome VITRUVIO VACCO, molto noto a Roma perché era uno dei rarissimi che possedevano case sul monte Palatino. Vitruvio, con le sue soldatesche, aveva invaso e saccheggiato il territorio di Sezia e di Norba. Contro di lui fu inviato il console LUCIO PAPIRIO CRASSO, che scontratosi con il nemico, con molta facilità lo sconfisse costringendolo a ritirarsi prima dentro il campo trincerato, poi dentro le mura di Priverno. Quello stesso anno vide l’inizio della guerra con i Privernati, i cui alleati erano gli abitanti di Fondi e il cui comandante era, anch’egli, di Fondi. Si trattava di Vitruvio Vacco, uomo noto non solo in patria, ma anche a Roma, dove possedeva una casa sul Palatino, nel punto che, quando l’edificio venne abbattuto e il terreno confiscato, prese il nome di prati di Vacco. A contrastarlo nella sua devastazione dei territori di Sezia, Norba e Cora venne inviato Lucio Papirio, che si accampò non lontano dell’avversario. Vitruvio non aveva né la fermezza d’animo di rimanere al riparo della trincea di fronte a un nemico ben piu forte, né il coraggio di combattere lontano dall’accampamento. Quasi tutto il suo contingente si trovava schierato di fronte all’ingresso dell’accampamento e i suoi soldati si stavano preoccupando piu della fuga che della battaglia o del nemico, quando Vacco inizia una battaglia disperata senza dimostrare né prudenza né audacia. Sconfitto con non troppa fatica e in maniera che non lasciava dubbi, poiché il suo accampamento era vicino e facilmente raggiungibile, riusce agevolmente a evitare gravi perdite. Durante la battaglia non mori quasi nessuno; solo pochi della retroguardia in fuga persero la vita mentre stavano riversandosi nell’accampamento. Alle prime luci della sera raggiunsero Priverno con una marcia affannosa, per cercare nelle mura della città una protezione piu sicura della trincea. Da Priverno l’altro console, Plauzio, saccheggiate le campagne dei dintorni e conquistato grande bottino, guidò l’esercito nel territorio di Fondi. Mentre ne stava varcando i limiti, gli andò incontro il senato di Fondi, i cui membri dissero di essere venuti a rivolgere una preghiera non a favore di Vitruvio e di quanti lo avevano seguito, ma del popolo di Fondi che Vitruvio stesso aveva dichiarato estraneo alla guerra quando si era rifugiato a Priverno invece che nella sua città natale. Perciò era a Priverno che bisognava cercare e punire i nemici del popolo romano, i quali si erano ribellati contemporaneamente ai Fondani e ai Romani, dimenticandosi dell’una e dell’altra patria. Gli abitanti di Fondi si mantenevano pacifici, avevano sentimenti di amicizia nei confronti dei Romani e dimostravano gratitudine per la cittadinanza ricevuta. Implorarono il console di astenersi dal fare guerra contro un popolo innocente: le campagne, la città, le loro stesse persone e quelle delle mogli e dei figli erano e sarebbero state sottomesse all’autorità di Roma. Il console, elogiati gli abitanti di Fondi e spedita a Roma una lettera con la quale annunciava che quella città si manteneva leale, si diresse verso Priverno. Claudio scrive che prima di partire il console fece giustiziare i capi della rivolta, inviando a Roma in catene trecentocinquanta di quelli che vi avevano preso parte. Ma il senato non avrebbe accettato la resa, convinto che il popolo di Fondi volesse liberarsi di ogni responsabilità facendo ricadere la punizione sui cittadini poveri e di bassa estrazione.

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