Cinta muraria

muraLa cinta muraria di Fondi è lunga circa 1500 metri in quanto l’impianto quadrato misura circa 370 m per lato. Essa è conservata, dopo oltre 2500 anni, per l’80% in buono stato e piccoli interventi di riscoperta e di ricostruzione favorirebbero la visione di un “unicum” in Italia e nell’area mediterranea, di straordinaria importanza, capace di offrire agli studiosi spunti di riflessioni e nuove conclusioni sulla tecnica edilizia dalla preistoria (dopo il mille a.C.) fino alla tarda età romana (IV secolo d.C.) e fino al mille d.C. con la costruzione di numerosi edifici religiosi in città e dintorni (cappelle votive, eremi, cenobi). Nella sua costruzione si possono cogliere varie fasi che testimoniano i tempi e le varie conquiste della scienza edilizia. Nella prima costruzione (mura ciclopiche) di cui restano notevoli esempi lungo il lato (via degli Osci, dei Latini, Portella…) si può vedere il primitivo insediamento diffuso e delimitato da mure formate da blocchi enormi, sovrapposti, senza malta e a scarpata, di una certa stabilità grazie all’enorme peso dei blocchi stessi. Siamo intorno all’ 800- 700 a.C. Una seconda fase possiamo cogliere nel lato ovest della cinta (via Marconi) dove fa bella mostra di sè l’opus poligonale, cioè formata da blocchi con almeno cinque lati che si incastrano fra loro fino a formare un reticolato tenace difficilmente attaccabile dalle nuove armi di ferro (cunei, pali, arieti…). Anche quì siamo in presenza di mura priva di malta, ma i blocchi combacianti perfettamente tra di loro, offrono molta resistenza di attrito e molta forza centripeta, cioè il peso complessivo del muro tende a scaricarsi verso il centro. Inoltre abbiamo la presenza di torri e bastioni ogni 40 metri. Siamo in un epoca anteriore al IV secolo a.C. La terza fase delle mura è determinata dall’introduzione della malta, che proveniva dal medioriente e giunse in Italia meridionale verso il terzo secolo a.C. nella zona campana (Pozzuoli, da cui pozzolana). Con la malta si ha una grande rivelazione in quanto con essa si potevano costruire, con piccoli blocchi lavorabili anche da un singolo costruttore, mura di enormi dimenzioni e ancora molto più resistenti dei muri delle prime due fasi. Con la malta non occorrevano blocchi ciclopici con l’impiego di molte braccia di argani e macchine di sollevamento. Un singolo costruttore poteva procurarsi gli strumenti semplici (martelli, scappelli, cazzuola, squadra, filo a piombo…) e costruire edifici anche imponenti. Con la malta la tecnica edilizia raggiunse risultati che al tempo d’oggi sono stati superati solo dal cemento armato. Da questo momento il mondo romano pullula di costruzioni, di tutti i tipi in ogni luogo e ad ogni latitudine. La terza fase, quella della malta e i piccoli blocchi è presente in tutta la sua bellezza nel lato est delle nostre mura (viale R. Margherita, via Giulia Gonzaga). L’opus incertum e il reticulatum costituiscono la fase più evoluta; essi non hanno limiti di altezza o di larghezza; l’interno del muro è riempito con malta e scaglie di lavorazione dei blocchi stessi; il tutto fanno un monoblocco di eccezionale resistenza.

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