Chiesa di San Pietro Apostolo

spietroLa chiesa di S. Pietro è situata in fondo alla rettangolare Piazza del Duomo. La parte sinistra della facciata è coperta dall’ala del Palazzo Baronale costruita intorno al XVIII secolo. Inizialmente era una cappella costruita sulla base di un tempio dedicato a Giove; nel IV‑V secolo fu ingrandita per le cure di S. Paolino da Nola, il quale in seguito edificò dappresso un’altra chiesa dedicandola al Salvatore. La cattedrale, sull’antica, fu ricostruita dal vescovo Benedetto sotto il pontificato di Innocenzo II e il consolato di Leone (1130‑1136), a tre navate in stile gotico, mutando il titolo di S. Maria in S. Pietro. La facciata, in pietra di travertino, ha un portale ogivale intagliato, protiro formato da due colonne su leoni sostenenti l’architrave su cui è scolpito a bassorilievo Cristo benedicente, con quattro apostoli e due angeli. Sul cornicione, in un’edicola gotica, la statua di S. Pietro, vestita di abiti pontificali, col triregno sul capo. Incorporato tra l’abside e la serie delle cappelle laterali in cornu epistolae, il campanile, appartenente alla seconda metà del XIII secolo, si presenta, nella sua mistura di monofore ro­maniche a pieno centro, di bifore ad arco acuto, di bifore tri­lobate nello stesso piano come un’opera architettonica inorganica, assai inferiore a quella della torre campanaria di S. Maria e anche più tarda (Serafini). Con i lavori di restauro eseguiti poco più di venti anni or sono (il tempio fu riconsacrato nel dicembre 1936), è stato abbassato il pavimento così che i pilastri che reggono gli archi delle navate mostrano una maggiore altezza; rinnovato il soffitto a casset­toni in luogo di quello costruito dopo l’incendio del 1817; una vetrata a colori, artisticamente e finemente lavorata, ha sostituito un’antica finestra ogivale coperta da un organo. Nel pavimento del battistero, chiuso con inferriata, sono statl adattati alcuni metri quadrati di mosaico, appartenenti alI’antica chiesa. Dal lato opposto, a destra, la cappella della Ma­donna di Loreto, con pitture interessanti. Degno di particolare rilievo è l’ambone cosmatesco, a cassa rettangolare, con ricca decorazione musiva e disegni geometrici composti di smalti chiari, poggiante su quattro colonne erette sul dorso di due leoni e due arieti. Nel mezzo, un quadretto in tela raffigurante S. Girolamo.

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Agli angoli dei parapetti, quattro figurine di colore vivo rappresentano i simboli degli evangelisti: il bue e l’aquila, il leone e l’angelo. Tre versi incisi al di sopra degli archivolti contengono la firma di un marmorario romano maestro Giovanni di Nicola (seconda metà del secolo XIII o, secondo il Toesca, del XII. Nella navata di destra, nella parete di fondo della cappella detta della Croce si eleva il mausoleo di Cristoforo Gaetani conte di Fondi e logoteta del regno, morto all’assedio di Napoli contro gli Angioini nel 1441. Il monumento, erettogli dal figlio Onorato II (epigrafe), è sul tipo dei modelli napoletani di Tino di Camaino o secondo lo stile di Donatello. Sorge sopra una base sormontata da tre leoni, sul cui dorso stanno in piedi tre figure muliebri, raffiguranti la Forza, la Carità e la Prudenza, che so­stengono il sarcofago. Sul fronte dello stesso si vede incisa a bas­sorilievo la Vergine col Bambino in grembo, con ai lati due an­geli sollevanti una cortina e, ai piedi, genuflesso, il conte Ono­rato. La Vergine è tra il Battista e l’Evangelista da una parte, S. Caterina della Rota e S. Lucia dall’altra. Sul sarcofago giace il conte in abito militare e con corona tra le mani, tra due angeli eretti; al vertice, una croce con le figure di Maria e Giovanni sui due lati. La cappella racchiude anche la sedia marmorea a mosaico che, secondo la tradizione locale, servì alla consacrazione di Ro­berto di Ginevra, il papa scismatico Clemente VII. Per la spallie­ra incrostata di grossi frammenti di marmi colorati che disegna­no meandri, bisogna riconoscervi, a giudizio del Bertaux, un lavoro di marmorario romano del XII o XIII secolo. In fondo, a sinistra, una Croce che raffigura un Cristo dipinto su legno, di stile bizantino. Nella stessa cappella sono posti l’uno di fronte all’altro due grandi trittici dorati, della fine del secolo XV. Quello a destra, sull’altare, è di ANTONIAZZO ROMANO e rappresenta la Madonna col Bambino in trono, ai cui piedi è ritratto di profilo il commit­tente in ginocchio, il conte Onorato Caetani, “con la zimarra di velluto e col berrettone baronale fra le mani, dalla grossa testa e dal collo grosso” (Fogolari); negli sportelli, le figure di S. Paolo, con lo spadone e col libro, e di S. Pietro. Nell’altro trittico, del veronese CRISTOFORO SCACCO (1499), spiccano sull’oro del fondo, chiare e lucenti, le figure dell’An­nunciata, assorta in preghiera, posta dentro a un tempietto so­stenuto da due pilastrini, e dell’Angelo che scende dal cielo. Negli sportelli, le figure di due santi monaci, alti e solenni: a sinistra, S. Onorato abate, rappresentato come protettore di Fondi con il modello della rocca cittadina dalle tonde torri nella mano sinistra e col pastorale nell’altra; a destra, un altro santo bene­dettino (S. Mauro o forse lo stesso S. Benedetto); in basso, la predella con Cristo e i dodici apostoli. Lo Scacco operò molto nella regione: a Fondi, a Monte S. Biagio, a Itri, a Piedimonte, terre soggette ai Caetani, anche a Sessa, a Salerno e altrove, alla fine del ‘400. Egli formò una scuola pittorica meridionale, un cui esponente, uno stretto se­guace, quasi un imitatore è TUCCIO di GIUFFRIDA o di Goffredo da Fondi, come hanno notato L. Salerno e R. Causa. Di questo artista, conosciuto da non molti anni, fu raccolto tra le macerie in S. Pietro, nel 1943, un dipinto raffigurante una Madonna in trono con Angeli, S. Girolamo penitente, S. Girolamo che legge, restaurato dall’Istituto Centrale del Restauro. Il trittico, cm. 227 X 220, che il Berenson aveva attribuito allo Scacco, è di Tuccio secondo lo Zeri (Boll. d’arte, I949 Pag 340). Sono muti purtroppo i documenti editi di Casa Caetani (Regesta chartarum) sull’attività svolta dai due artisti.

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