Edhel: il fantasy che si fonde col quotidiano, protagonista la giovane fondana Gaia Forte

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Intervista al regista Marco Renda che ha scelto un talento fondano per il film che ha partecipato al Giffoni Film Festival, presto nelle sare cinematografiche.

 

1.  Ciao Marco, innanzitutto grazie per aver accettato la mia

intervista. Parliamo subito di Edhel e del suo successo. Come ci si sente ad occupare il podio di una manifestazione così importante quale il Giffoni Film Festival?

Conoscevo il Giffoni Film Festival sin da bambino e arrivare in finale è stata di per sè, un’enorme soddisfazione. Una volta lì,ci siamo resi conto che il pubblico rispondeva bene. Non ce lo aspettavamo e per questo è stato ancora più entusiasmante. Arrivare poi secondi, con alle spalle un film della Sony e delle produzioni americane importanti, che si sono posizionate dopo di noi, è stato davvero un grande traguardo. Abbiamo provato un’emozione indescrivibile.

2.  Oggi si parla tanto di bullismo, soprattutto per via del legame insano, che spesso intrattiene col mondo del Web e dei Social. Cosa pensi in proposito?

Quello che sta succedendo oggi con il mondo dei Social è un processo piuttosto complesso, che ha il potere di amplificare comportamenti sempre esistiti, come appunto il bullismo. Ho visto per caso dei video, in cui ragazzine picchiavano violentemente delle loro coetanee e questo mi ha fatto riflettere. Di solito si parla sempre del ragazzino reso vittima di scherno, emarginato dal gruppo. L’aspetto femminile di questo fenomeno, viene fuori più difficilmente, ma esiste ed è in crescita. Ciò mi ha spinto a voler raccontare una storia, in cui la protagonista fosse una ragazza.

3.  Per quale ragione hai scelto questo tema per il tuo film?

Ripeto, mi sono semplicemente ispirato a ciò che ho visto. Non c’è alcun riferimento autobiografico. Ricordo di essere stato un bambino  più solitario rispetto ai miei coetanei. Semplicemente, avevo già da piccolo, gusti musicali, hobby diversi agli altri bambini della mia età e questo mi spingeva a restarmene talvolta in disparte.

4.  Nell’intervista rilasciata su Napoli Today, mi colpisce in particolare una tua dichiarazione: parlando della tua propensione per il genere Fantasy, dici che il presente e la realtà , non ti bastano. Mi piacerebbe approfondissi questo concetto.

Il cinema viene detto anche Settima Arte, dunque un’arte che ha la capacità di includere, contenere, tutte le altre. Il cinema consente di creare mondi e personaggi che nella realtà non esistono. Allora mi chiedo, per quale ragione  limitare la mia arte alla mera riproduzione ed interpretazione dei fatti che si verificano intorno a me? Sarebbe come avere un’automobile super prestante, super accessoriata, veloce, pazzesca e camminare sempre con la prima. Voglio avere la libertà di raccontare mondi diversi, di spedire una persona su un pianeta che non esiste. Il cinema me lo permette, è una sua peculiarità. Perchè non sfruttarla? Anche attraverso il Fantasy, si può raccontare  la realtà nei suoi aspetti più nobili e profondi e si può migliorare se stessi, rendere più sensibile il proprio punto di vista. In Italia c’è una difficoltà evidente a considerare il genere fantastico, come un genere di prima categoria. Si tende a considerarlo un genere inferiore, meno nobile rispetto ad altri, ma, ritengo sia un luogo comune del tutto infondato. Includo in questo pensiero anche la letteratura fantastica. Trovo ad esempio Il Signore degli Anelli, un romanzo espressivo e di spessore, al pari di molti romanzi basati su tematiche sociali come la famiglia, la malavita, ecc.

5.  Quale valore attribuisci alle parole immaginazione creatività?

Io le associo ad una terza parola, che è libertà. Laddove riesco ad immaginare una storia, ancor prima di arrivare sul set, in fase di sceneggiatura, avverto un grande senso di libertà. Mi sento davvero libero, solo quando la mia mente riesce a viaggiare lontana, senza freni, senza limiti e, quando questo viaggio si trasforma in qualcosa di concreto come un film e riesce a dare emozioni ad altre persone, il cerchio si chiude, tutto torna.

6.  Tra i registi che hanno trattato e che trattano il genere Fantasy, c’è qualcuno in particolare a cui ti sei ispirato?

I registi di riferimento sono decine, ma quando parliamo di Fantasy, più che ad una versione dal sapore medievale, totalmente inventata, faccio riferimento a tutto il filone “spielberghiano” di fine anni Settanta, inizi anni Ottanta, poichè  riesce a creare il giusto connubio tra realtà, rapporto con i giovani e surreale, incarnato ad esempio nella figura di un alieno. Adoro tutti quei registi che sono stati in grado di combinare storie intime, quotidiane, di persone normali, ad elementi straordinari, fuori dalla realtà. Tra i registi più giovani, mi viene in mente Guillermo del Toro, che con Il labirinto del fauno, è riuscito a compiere un’operazione meravigliosa. Ecco, tendo a precisare che mi piace il Fantasy, ma più che il genere puro,amo le contaminazioni. Adoro quando i due emisferi, quello della realtà, del dramma, e quello della fantasia, si incontrano. Edhel appunto, presenta degli elementi surreali, insieme ad altri reali e tangibili.

7.  Sempre nella tua intervista su Napoli Today, dichiari che il cinema è il luogo nel quale riesci ad esprimere chi sei realmente. Quando hai scoperto la tua passione per il cinematografo? C’è qualcuno che ti ha indirizzato, incoraggiato nel seguire tale cammino e che oggi ti piacerebbe ringraziare?

E’ una domanda un po’ dura. Dura perchè, mio padre è venuto a mancare l’anno scorso, improvvisamente. Quello che posso dire, è che i miei genitori sono stati i miei primi fan  e se a 17 anni ho deciso di fare il regista, è perchè da quando ero piccolo, andavo al cinema con mio padre. Lui non aveva nessun legame con l’ambiente,era semplicemente un appassionato. Quando avevo 5 anni, mi regalò la trilogia di Guerre Stellari in VHS. Quello fu sicuramente l’inizio.

8.  Sappiamo bene che la produzione del Fantasy in Italia è piuttosto complicata. Nonostante si tratti di un genere fruito da un pubblico ampio e trasversale, e i film di fantascienza prodotti negli altri Paesi, riscuotono da noi un certo successo, non riusciamo ad essere competitivi. Cosa proporresti per cambiare tale dato di fatto?

Ci tengo a sottolineare che io ho trovato una produzione coraggiosa, la Vinians, che ha deciso di investire nel mio progetto. Molte delle produzioni in Italia invece, mancano di coraggio. Si muovono seguendo un iter abitudinario e sicuro riducendo i rischi ai minimi termini. Le motivazioni dal mio punto di vista, sono  due: la prima la giustifico, consapevole del fatto che il genere Fantasy richiede la disponibilità di budget molto alti. E’ ovvio che non possiamo competere con un continente come l’America, è un dato di fatto che non potremo mai investire cifre tanto alte. C’è oltre a questa, una seconda ragione, che invece non giustifico. Mi spiego. Non è vero che servono sempre cifre esorbitanti per realizzare un Fantasy. Si può costruire un film del genere, anche inserendo pochi effetti speciali ed elementi strutturali.

9.  Viaggiamo un po’ con la fantasia (tanto per rimanere in tema): se tu avessi in questo momento, l’opportunità di investire in un progetto in totale libertà,quale mito, storia, favola, ti piacerebbe raccontare?

Ce l’ho, ma non voglio svelare l’idea. Senza dubbio, farei la serie di Edhel.

10.  Ci stai già lavorando?

Sto sviluppando un soggetto di serie, ma per scaramanzia non dico altro.  Aspetto l’uscita nelle sale e la risposta del pubblico.

11.  Possiamo dire che i protagonisti del tuo film sono gli adolescenti?

In realtà no. All’interno del film racconto uno scontro generazionale, un rapporto difficile tra una madre in difficoltà (interpretata dall’attrice Roberta Mattei) e sua figlia Edhel (Gaia Forte), dovuto alla morte del padre di quest’ultima. Il terzo anello, quello che porta poi Edhel sulla strada del Fantasy, è il bidello nerd, un ragazzo ventenne un po’ disagiato, interpretato egregiamente da Nicolò Ernesto Alaimo. I personaggi morali in questo film, sono praticamente tutti. Abbiamo una donna e madre che soffre per la morte di suo marito ed è totalmente disincantata e una ragazzina a cui manca il padre. Nella comune difficoltà di superare il lutto, sorge un terreno di incomunicabilità tra le  protagoniste femminili. In questa situazione si inserisce appunto il bidello ventenne che trova in Edhel un alter ego, in quanto ambedue sono a loro modo degli emarginati. C’è ancora un altro personaggio e dunque un’altra generazione, il maestro di equitazione, che rappresenta il punto di vista granitico della storia e, il cui volto, è quello di Mariano Rigillo, colosso del teatro napoletano. Per tutti il messaggio è lo stesso, ovvero che talvolta, l’illusione e il sogno, possono dare la soluzione a problemi reali.

12.  Quanto ritieni sia importante il ruolo dell’arte e nello specifico del cinema, nella crescita e nell’educazione emotiva di quest’ultimi?

L’arte nella formazione di un individuo, soprattutto se bambino, o adolescente, ha un ruolo fondamentale. Un bambino assorbe come una spugna tutto ciò che vede e che sente. Io nel bene e nel male, sono il frutto di tutte le immagini che ho assimilato da piccolo, attraverso il cinema, la televisione, le mostre a cui  andavo con la scuola, o con la mia famiglia. L’arte è in grado di formarti, di sviluppare una sensibilità che ti permette di andare oltre la consuetudine di pensiero.

13.  Con il tuo primo lungometraggio, hai già raggiunto un traguardo significativo e ti auguro sia il primo di una lunga serie. Ti senti di dare qualche consiglio ai ragazzi e alle ragazze che studiano per affermarsi nel mondo della regia cinematografica?

Può sembrare scontato, ma il consiglio è quello di investire nella propria formazione. Per fare bene il mestiere del cinema, che sia come regista, tecnico del suono, o come attore, bisogna prima di tutto studiare. E’ vero, esistono i talenti, ma vanno coltivati. Credo che la formazione sia la chiave di tutto.

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Updated: 25 agosto 2017 — 12:02

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