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Tempo di Iside

Ad un chilometro da Fondi, camminando per la via Appia verso Itri c'è, sul lato sinistro, al fianco di un muro reticolato romano, una carreggiata; il sentiero conduce alla cima della collina chiamata Monte Vago, o Tirozzo. Sulla cresta si nota uno dei resti più superbi dell'architettura arcaica in questa zona. Infatti sorgeva sul colle, sopra una magnifica base di muro composto di enormi blocchi calcarei squadrati e lavorati a bugne grezze, il tempio dedicato a ISIDE, divinità egiziana fecondatrice della terra. Questa divinità, probabilmente introdotta da coloni greci nel I secolo avanti Cristo, come rievocherebbe il nome della contrada "Greci", era adorata a Fondi sotto forma di giovenca. Un frammento archeologico, riproducente in bassorilievo il simbolo della testa di giovenca, ossia della dea Iside, è conservato nel chiostro di San Francesco. Un angolo particolare della contrada stessa, dove si trovano questi ruderi, è detta "Gegni", corruzione del nome Giovenca. Nel mezzo di questo spazioso quadrato si osservano parecchie grotte a diverse arcate, adibite, forse dai sacerdoti di Iside, a depositi d'acqua per uso del tempio. Sulle rovine di questo tempio fu costruito un convento di suore, distrutto dai pirati del Barbarossa nell'agosto 1534, quando fallì il ratto della bella contesi a Giulia Gonzaga. Nel convento furono uccise una ventina di monache Benedettine e l'edificio fu dato alle fiamme. Alla località rimase il nome di Casa delle Monache. Al principio di questo secolo il dottor Bruto Amante comprò quel luogo e vi costruì una villa alla quale dette il nome di Monte Vago. Durante gli scavi delle fondamenta furono trovati i resti mortali delle povere suore uccise nel 1534.